Testi

 

 

A sua immagine

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Monologo scritto nel 2005. Giacomo Rispoli, intellettuale partito dal Sud alla volta delle montagne del Trentino, si ritrova al cospetto di colui che rappresenta (anche nell’Immaginario), la perversione e la perdizione più aberranti….Rispoli è chiamato, nella primavera del 1913, a fare da istitutore al giovane conte Vlad Upìer, di nobiltà polacca. In breve si renderà conto che quel giovane nobile è la vera impersonificazione del Male, un “Non Morto” che la tradizione popolare (all’inizio, ovviamente sbeffeggiata dall’ineffabile Rispoli) appella: “Vampiro” o, meglio, “Dracul”. Rispoli appurerà che il nucleo del Male risiedeva già in se stesso.

 

Alla quinta ora della notte

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Due atti per 11 personaggi. Carlo Gesualdo, principe di Venosa e musicista insigne, uccide o, meglio, fa uccidere, la moglie Maria D’Avalos e l’amante Fabrizio Carafa, nella notte fra il 16 ed il 17 Ottobre del 1590; ne seguirono delle indagini concluse frettolosamente, per l’intervento dello stesso Viceré Conte de Miranda. Gesualdo risultò, in concreto, non perseguibile in quanto mosso da giusta causa. Gesualdo non fu sottoposto ad un vero processo ma venne prosciolto frettolosamente in istruttoria dopo essere stati ascoltati solo due testimoni…La ricostruzione della vicenda fra Compassione e Verità giudiziaria.

 

Baciatemi il culo, sono un ballerino (Belushi)

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"La vita di John Belushi racchiusa in una notte, l'ultima, composta da piu' scomparti. Il primo scomparto e' il punto di svolta: un provino sostenuto molti anni prima, da perfetto sconosciuto e che avrebbe segnato la sua vita in senso artistico e spettacolare.

.....E cosa sarebbe accaduto se John, cosciente del suo futuro, avesse avuto l'istinto di fallire il provino? Cosa ne sarebbe stato di John? Della sua esplosiva e trasgressiva verve? E del suo stesso tormento che lo condurra' alla morte in una notte qualsiasi in un residence di Los Angeles sotto un mix di coca ed eroina? Lo sliding doors di Belushi, surreale e atroce, apre comunque gli scenari della macchina stritola uomini dello stars system statunitense. E l'ultima beffa del geniale guitto, la sua riverenza finale, ha lo scopo di sottolineare, ancora una volta, la differenza fra lui ( inarrivabile e scandaloso anti giullare) ed il resto di un mondo conformista ed omologato: BACIATEMI IL CULO! SONO UN BALLERINO."

Andato in scena dal 4 al 5 ottobre, al Teatro Area Nord di Napoli

con Peppe Cantore

regia di Pino L'Abbate

 

Bassa marea

[Rassegna stampa | locandina | testo]

Artificio ospita in prima assoluta Bassa Marea, dramma di Roberto Russo portato in scena da Fabrizio Bancale. Sul palco, le due attrici Evelina Nazzari e Gaia Riposati, una madre ed una figlia, si incontrano/scontrano nella loro abitazione per distruggersi. Le quattro mura, anch’esse protagoniste della scena, sono rese vibranti dalle suggestioni dell’atmosfera rievocativa e sfumata delle opere di Pizzi Cannella che le ha concepite

Il disagio, la solitudine. Due donne. Al centro della scena una clessidra che sembra scandire le ore a ritroso nel tempo. E una televisione. Come in un gioco delle parti, il mondo reale e quello televisivo si osservano, si specchiano, fino ad assomigliarsi sempre di più: volgarità, abbrutimento, sono i nuovi invincibili virus che contagiano tutti, trasformando la realtà nella più becera fiction televisiva. Senza alcun antidoto. Non resta che adeguarsi all’orrore quotidiano, o provare a rifugiarsi in un mondo altro, fatto di immaginazione, fantasia.. delirio, follia. E così, quel disagio e quella solitudine si amplificano, si ingrassano, fino a partorire mostri. Violenti, sanguinari. Comincia così un gioco al massacro che ha come unico obiettivo la propria sopravvivenza e l’altrui distruzione, come in una giungla, come in una telenovela televisiva, come su uno scranno parlamentare.

Dice l’autore "Tutto ciò che appare nella storia delle due donne e nella vicenda che raccontano è innaturalmente "basso": basse le aspirazioni, i pensieri, i discorsi. "Basso", bassissimo, quasi inesistente, è il rumore dell’esterno. E’ come se le due donne si trovassero in un’affollatissima strada lungo la quale, però, nessuno parla e nessuno le guarda. E, come a volte accade nella realtà e, soprattutto, nella cronaca che conosciamo tramite tv e giornali, può verificarsi che un qualsiasi accadimento minimo, che in un ambito più ampio sarebbe stato appena avvertito, in uno spazio più piccolo e soffocante, produca un’eco amplificata, insopportabile e reazioni imprevedibili."

Dalle note di regia "La disperata esistenza delle due donne non solo annienta ogni speranza di futuro, ma di più, cancella anche ogni ricordo, relegando la memoria in un angolo nascosto: non contano i fatti che sono realmente accaduti, ma solo quelli che oggi possono essere utilizzati come strumenti di offesa, di aggressione. Oltre al bene, scompare il bello, l’arte.

All’interno di una scenografia essenziale, che utilizza sensazioni derivanti dalle riproduzioni delle opere di Pizzi Cannella, la vicenda delle due donne si articola attraverso un contatto diretto col pubblico, volontario spettatore della tragedia, ma al tempo stesso inconsapevole protagonista di quella stessa vita reale che ha emarginato le due donne, fino a condurle alla disperazione. Che è la disperazione dei nostri tempi."

"Abbandoni, violenze.. incesti. Antichi rancori, ripicche: è un continuo rinfacciarsi, vomitarsi addosso colpe, al solo scopo di giustificare le loro esistenze emarginate. Di animali feriti. Di donne sole."

Andato in scena dal 18 Marzo al 3 Aprile, al Teatro ARTIFICIO a Roma

con Evelina Nazzari e Gaia Riposati

regia Fabrizio Bancale

scene da opere di: Pizzi Camelia
allestimento scenico: Angelo Cortese
aiuto regia: Flaminia Chizzola
aiuto scenografo: Bruno Do Nascimento Ferreira
ufficio stampa: Cecilia Riposati

 

 

Coda ‘e lacerta

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Due atti per 3 attori e tre attrici. In napoletano. La coda di lacerta è la coda di lucertola, componente irrinunciabile per gli intrugli magici e questo testo si basa proprio sulla visione pagana della religione in una città come Napoli ed è ambientato all’inizio della breve esperienza repubblicana a Napoli nel Gennaio del 1799. Una storia minima che si svolge proprio in quelle ore: Olimpia, padrona di una taverna ad Antignano insieme a suo marito Carmine, specula sui supposti poteri di “santa” di sua figlia Nannina. Il finale, drammatico, è lo specchio di una città, da secoli, spaccata a metà fra avanguardie borghesi intellettuali e popolino violento e superstizioso, terreno fertile per tutto il degrado culturale e sociale (Camorra compresa) che viviamo anche ai nostri giorni.

 

Come Gandalf il grigio

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Monologo. L’uomo gioca con la Play station e si entusiasma per le gesta degli eroi che vede muoversi sullo schermo. E’ un malato terminale di cancro e l’aspettativa di vita non supera i 4 mesi. Nella fase attuale, ancora non disumanizzante, della malattia, l’uomo teorizza la possibilità di prolungare il tempo, di poterlo gestire così come avviene con un normale bilancio familiare; i suoi desideri si limitano al poter strappare qualche mese in più…. Proprio il gioco e questo desiderio di essere legato alla vita lo conducono a fantasticare ….

 

Confiteor

[recensione | testo]

L’azione si svolge ai nostri giorni nella sagrestia di una chiesa cristiano ortodossa di Belgrado o di un’altra qualsiasi città della Jugoslavia odierna. Thomas Gomulka ottiene un colloquio con un sacerdote cattolico, italiano, proveniente da Mostar. Già dai convenevoli iniziali il sacerdote comprende che Gomulka, oggi posato borghese, negli anni precedenti, ha militato nelle formazioni para militari serbo bosniache, partecipando anche alla presa di Mostar. Ciò che racconta Gomulka è orribile, ma la narrazione del genocidio e della pulizia etnica è totalmente priva di emozione e di pentimento. L’uomo vorrebbe che il prete, una volta tornato a Mostar, si mettesse in contatto con una giovane donna musulmana, Olga Dzajic, o con qualcuno che la conosca…… Al di là delle condanne e dell’orrore mostrato rispetto a quanto Gomulka racconterà, nel sacerdote, e in tanti come lui, si sostanzierà un “peccato di omissione”, così come viene recitato nel Confiteor, un equivoco, ambiguo, e sottilissimo filo che conduce all’indifferenza e all’intolleranza.

 

Culoterapia

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Il Culo: quello vero, base d’appoggio; e quello “figurato”, metafora di vita. In entrambi i casi, in “CULOTERAPIA”, il suddetto Culo, o deretano che dir si voglia, diventa Espressione, Invocazione e Speranza. Illusorio scudo contro la Crisi economica e contro i disvalori che ci stanno assediando.

Cosa ci resta? Di visione del futuro e di sicurezza, nemmeno a parlarne. E allora? Ci resta il nostro corpo-nucleo del quale lo spettacolo fa l’elegia: gambe, braccia, pancia e, soprattutto, Culo. Proprio lui. Lo scandaloso, l’innominabile, quello che il perbenismo borghese chiama “sedere”, annacquando il sostantivo, volgare, in un verbo “appezzottato”. Ma in Epoca di festa finita, di nuovi poveri, chiunque, anche il borghese, deve far affidamento su ciò che indubitabilmente possiede o che, spera di possedere: Culo.

Culo è Prospettiva? E’ Fortuna? E’ Speranza? E’ terminale di frustrazioni e sconfitte? Certo. Ma è anche grottesca metafora di oggi: bisogna avere Culo per non essere presi a calci in Culo dalla Vita e da un’Epoca Nebbiosa.

Ed allora, all’interno di questo spettacolo diviso in un Prologo, tre Monologhi acidi e comici nello stesso tempo ed un Epilogo, Culo assume varie forme:

in “CU-LOTTERIA”, Mena, popolana napoletana, lo utilizzerà come fonte di guadagno giocando sulle illusioni degli scaramantici giocatori del Lotto;

in “ I CIAPP DELLA VERITA’”, per Terry, imprenditrice settentrionale, Culo sarà la Voce della Verità che viene da un “basso” che non ha mai voluto vedere e che, invece, le si paleserà per la prima volta. Netto e Scosceso come un precipizio.

In “ALFA PRIVATIVO”, per Margherita, insegnante piccolo borghese, la mancanza di Culo sarà l’alibi di una vita travolta dalla sfortuna e , soprattutto, da una Crisi che la sta spingendo sulla strada dell’indigenza.

“CULOTERAPIA”, trasversale, sia come estrazione sociale che come origine geografica, attraverso le tre donne, è uno spettacolo comico all’ennesima potenza e amaro oltre ogni limite. E’ una provocazione “popolare” che contiene nel finale il senso tragico dei nostri giorni:

"…Quando la Merda varrà Oro, il Culo dei Poveri non apparterrà più a loro"

 

D’altra parte come le cose

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Atto unico per due personaggi. Himem, l’uomo, e Ram, la donna provano a ricomporre la memoria di una vita trascorsa assieme e che il decorso del tempo, e la malattia della donna, tendono a sfumare. Nato sull’ispirazione di “Giorni Felici” di Beckett.

 

Dopo il segnale

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Atto unico per un solo personaggio e tre voci (ma adattabile anche per quattro personaggi). Angela è una donna manager dura, decisa e che non ammette alcuna debolezza né per sé, né per gli altri. Una sera riceve una telefonata da parte di un veccio amico del quale aveva perso completamente le tracce. L’amico le comunica che non solo ha incontrato il padre di Angela ma che il vecchio gli ha chiesto di preannunciare alla figlia una sua telefonata nella quale vorrà chiederle “Perdono”. Angela accoglie la notizia con un misto di incredulità ed irritazione: suo padre è morto 5 anni prima….

 

Due per una

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Due donne, Natalia e Brigida, si ritrovano in una specie di sala d’aspetto, vuota, ad eccezione di una sedia. Brigida è una borghese arrogante e sicura. Natalia è straniera ed è sordomuta. Sarà proprio lei a svelare alla signora che, quella, non è né una sala d’attesa, né una sosta forzata, ma costituisce il capolinea per entrambe….Le donne si scopriranno unite da un comune destino.

 

Era la sua fotografia

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Erik Blossel fa il fotografo. E non è nemmeno un fotografo “di professione”. E’ un dilettante che utilizzando una macchina antidiluviana, una vecchia Kodak per istantanee, prova a sbarcare il lunario vendendo immagini-ricordo ai turisti che visitano la Bolivia. Blossel, pur nella sua cialtroneria inoffensiva ma insistente, si ritiene il Testimone di quelli che reputa due fra i più sconvolgenti Miracoli della Storia dell’uomo… Tutto era iniziato il 10 Ottobre del 1967. Erik era stato l’unico a fotografare il cadavere del Che nell’ospedale di Vallegrande. L’impressione destata in lui dall’immagine di Guevara e la consapevolezza di avere assistito ad un evento epocale, induce Blossel a ritenersi depositario di clamorose Verità e a tessere una storia dai contorni mitici e leggendari, come quelle che raccontavano i cantastorie di una volta. E’ la Grande Storia vista “dal basso” con occhi ingenui, incantati e popolari, come quella che, forse, sarebbe stata raccontata da uno qualsiasi dei pastori della Natività.

 

Gloria al padre

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di Roberto Russo e Daniela Foglia

Monologo, atto unico. Maria è chiusa in quello che, apparentemente, sembra un bagno; attorno a lei ci sono tre porte chiuse e qualcuno bussa per entrare, ma la donna, pur dialogando con un’interlocutrice che non si vedrà mai, ha un’esigenza: dettare una lettera al proprio figlio, Umberto. In questa missiva, intervallata da acide osservazioni nei confronti di colei che è dietro la porta, e che ha il compito di trascrivere la sua lettera, Maria fa una disamina della propria vita e dei propri rapporti con gli altri… Traspare il suo costante desiderio di compiacere gli altri, di annullarsi di fronte ai desideri altrui e, nel contempo, di immaginare una realtà del tutto diversa rispetto a ciò che, effettivamente, si verifica. “Gloria al Padre”, scritto da Roberto Russo e da Daniela Foglia, è stato vincitore nel 2002 del Premio Napoli Drammaturgia in Festival II Edizione, per la sezione Monologhi.

 

Gulliver sulla riva

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Due atti per 6 personaggi. A circa vent’anni dal suo ritorno nella casa di Redriff, il vecchio Lemuel Gulliver riprende il mare. Lo spinge una necessità impellente: trovare, finalmente, la propria casa e la propria dimensione. La figlia Betty, dopo la morte della madre, e dopo averlo relegato nella stalla a discorrere esclusivamente con gli animali, si è impossessata della casa di famiglia. Gulliver approda a quella che, secondo i suoi calcoli, è Lilliput. Incontra, invece dei piccoli esseri alti sei pollici, due disgraziati: il pescatore Nicholas Barnes e sua figlia Kate….La sua seconda tappa è Brobdignac, quella che aveva descritto come la terra dei giganti. Ma anche qui una sorpresa lo attende: Brobdignac è abitata da esseri di statura normale che Gulliver, con gli occhi del sogno, occhi da bambino, trasfigurava in esseri giganteschi. Lemuel è cambiato, ferito dalla vita, ferito nei suoi affetti, vede ciò che realmente lo circonda.

 

Harmonicus (Il male necessario)

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“Il Futuro, è Presente!” è l’inquietante slogan che caratterizza il mondo di “Harmonicus- Il Male necessario”. Riecheggiano nell’immaginaria società (che “immaginaria” non è per niente) dominata dallo Stato Trainer, e guidata dal Primo Trainer, suoni, parole d’ordine e atmosfere del Ventennio. In una sorta di Presente/Futuro, nell’intero Continente Europeo, vige la Regola del Bene Comune che si basa su alcuni principi semplici e inoppugnabili il cui rispetto è assicurato da un capillare controllo in stile 1984 di Orwell.

I principi si possono così riassumere: 1) ginnastica obbligatoria per tutti. 2) salutismo obbligatorio nell’alimentazione con eliminazione di ogni derivato dal mondo animale, (carni, uova etc etc). 3) divieto di fumo. 4) divieto di attività sessuale che esorbiti da una “corroborante copula settimanale” il sabato sera. 5) divieto nell’uso del vernacolo. 6) rinuncia ad ogni rivendicazione sindacale o salariale da parte dei lavoratori che devono essere riconoscenti per non essere stati ancora licenziati.

Continua...

 

Il bivio

[testo]

“Il bivio” è basato sulle giornate comprese fra il 28 settembre ed il 1° ottobre del ‘43 a Napoli; giorni che segnarono la rinascita della dignità di un popolo. Le Quattro giornate di Napoli rappresentano ancora oggi un terreno da esplorare e da comprendere fino in fondo, un vero “rinascimento” nel quale, forse per la prima volta nella sua storia, Napoli diventa “una”; non più, quindi, la Napoli popolare contrapposta alla Napoli degli strati borghesi o intellettuali (come avvenne nelle drammatiche vicende della Repubblica Napoletana del 1799), ma una Napoli “completa”, una Napoli finalmente “città”: medici, avvocati ma anche gente del popolo, scugnizzi, uniti da un unico intento: riscattarsi. “....E arriva il giorno per ognuno di noi e per un intero popolo nel quale bisogna scegliere se continuare una vita da ciechi, da sordomuti, una vita di rospi ingoiati e di parole frenate o, al contrario, riscattare con un gesto generazioni di vigliaccherie, di indifferenze e di silenzi impauriti o complici. Quello è il bivio”.

 

Il grande Cirillo

[recensione | testo]

“Il Grande Cirillo” è ambientato a Napoli alla metà del Gennaio 1799, in quel giorno nel quale la città si risvegliò con negli occhi la novità di una strana bandiera tricolore che sventolava sui bastioni di Castel Sant’Elmo e con la sensazione che qualcosa di nuovo (che già da qualche giorno maturava drammaticamente) fosse accaduto. Il Grande Cirillo è incentrato sulla categoria degli “anti-eroi” che in ogni periodo storico seguono il flusso degli eventi, vi si adattano e riescono, a volte, anche a ricavarne dei vantaggi. Ci troviamo in una delle sale del convento di San Pietro a Maiella. Il maestro Pietro Cirillo, maitre de chapelle e violinista, confida ai suoi collaboratori, violinisti anch’essi, tecniche e strategie per potere restare nelle grazie del padre superiore del convento e per potere rintuzzare adeguatamente le mire di altri musicisti lì convocati dal prelato al fine di allestire un inno sacro dedicato alla Vergine secondo i desiderata della Curia di Napoli. Durante le prove giungerà la notizia della presa di Sant’Elmo e tutti i nostri anti-eroi, meschini, bugiardi e gretti fin che si vuole, ma molto umani e fors’anche veri, sapranno cavalcare l’onda e anche l’inno sacro diventerà “qualcosa” di diverso......

 

Il Re

[recensione | testo]

 

Lello Iovino è un cantante neo melodico napoletano. Grazie ai maneggi della sorella Amalia, molto vicina per forma mentis e per necessità alle strutture dei clan del sistema Camorra, riesce ad approdare ad un discreto successo che si rivelerà assolutamente illusorio nel momento in cui, in seguito ad uno sgarro, il cantante sarà abbandonato dai suoi stessi, interessati, sostenitori, ripiombando nello squallore di una vita degradata.

 

 

 

Il tempo supplementare

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Testo per due attori.

Raul Corduas è un autore teatrale al quale, una sera, fa visita un’attrice, Sandra Tanel.

Sandra ha lo scopo di chiedere al cinico e scorbutico Corduas un suo testo allo scopo di farne uno studio per un laboratorio teatrale che ha appena inaugurato.

Il provocatorio Corduas le propone un suo testo ancora incompleto, manca, infatti, non solo del finale ma dello sviluppo centrale, che si intitola “Il Tempo Supplementare”.

Sandra, nonostante le continue provocazioni alla quale è sottoposta dal tignoso Corduas, accetta e propone allo scrittore di completare assieme le parti mancanti del testo. L’autore, nonostante le perplessità, accetta.

Da quel momento, fra i due, si instaura un gioco crudele e sorprendente nel quale nulla è per come appare, fino alla conclusione inaspettata.

“Il Tempo Supplementare” è la piece del tempo andato e di quello sprecato. E’ la ricerca ma, nello stesso tempo, la fine della Speranza.

 

Iohannes Factotum (Shake-Speare’s)

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Johannes locandina“Nel 1593, lo scrittore satirico Robert Greene, nella prefazione di un suo libro, apostrofò con l’irriverente nomignolo di “Iohannes Factotum”, William Shakespeare”

Questa è la versione ufficiale e, si badi bene, in ogni pubblicazione, anche contemporanea, delle opere di Shakespeare, fra le note biografiche, si afferma che l’unico scritto che ci permette con Certezza di identificare Shakespeare, è proprio quello di Robert Greene.

Lo spettacolo “Iohannes Factotum”, nato da uno studio capillare della questione shakespeariana, e basato sulla fondamentale consulenza di Saul Gerevini, saggista e scrittore che da anni si dedica a tale ricerca, nonché su di un’analisi di documenti esistenti, svela una realtà del tutto diversa. Una realtà non romanzata ma documentata.

Continua...

 

La camorra sono Io

[recensione | testo]
[articolo dal web: Biblioteca digitale sulla camorra - Università degli Studi di Napoli Federico II ]

Atto unico per 6 personaggi, “ La Camorra sono io”, è un je accuse violento ed impietoso alla Napoli dei nostri giorni. La struttura del testo è pensata sulla falsariga del teatro nel teatro: durante una serata di beneficenza “a favore” del sistema Camorra, fra cantanti e barzellette, irrompe sul palco un signore, è un borghese come noi. Fra lo sconcerto generale il borghese (nessuno dei personaggi ha un nome proprio) rivendicherà orgogliosamente la sua appartenenza e, nel contempo, il suo operato: “Signori, la Camorra sono io!”. Fra lazzi ed invettive, il borghese si conquisterà l’attenzione dell’uditorio del quale faranno parte il I BOSS, il II BOSS, e la moglie del I Boss. Inizierà una schermaglia fatta di analisi, risate, excursus storici e politici che affonderà come un coltello nel tessuto molle di questa città formato da tutti coloro che o vivono di illegalità, o la favoriscono per interesse o convenienza.

Regia di Agostino Chiummariello

 

 

La costruzione

[locandina][Note di regia][Recensione su Latina oggi][testo]

Il 28 Febbraio del 1884, la corte di Cassazione di Torino emette la sentenza 185 8134 su di un caso che sin dal suo instaurarsi in I grado, e poi in Appello, aveva suscitato non poco scalpore. Il fatto si può così riassumere: un anno prima Luigi De Barbieri e Antonio Marchese, due giovani omosessuali, erano stati processati e condannati per atti contro natura (segnatamente: sodomia) sulla base di una denuncia presentata da un cliente dell’albergo nel quale anche i due erano ospiti. La particolarità del fatto risiedeva nella circostanza che il denunciante aveva solo “sentito” e non “visto” ciò che era avvenuto nella camera di De Barbieri. Il processo, lungi dal riguardare il solo caso specifico, coinvolse lo stesso concetto di privacy e di libertà personale, risolvendosi in una vera condanna sociale di ogni forma d’amore non “produttiva” sia etero che omosessuale.

 

 

 

Portato in scena dalla compagnia Luna Nuova nel mese di novembre 2012, con la regia di Sara Pane

 

Altre informazioni su www.lunanovateatro.it

 

 

 

 

 

Le mani aperte

[prologo | testo]
[recensioni e notizie dal web: Corriere del Mezzogiorno | Viola De Vivo | IlBrigante.it | il Mondo di Suk]

“Le Mani Aperte” è un monologo in un atto e costituisce il viaggio all’inferno e ritorno attraverso i ricordi, o meglio, i fantasmi della memoria di Paolo Rocca. L’inferno, per il protagonista, è una situazione permanente ed ha i connotati di una persistente negazione di sé e della propria omosessualità. Ambientato a Napoli, all’inizio degli anni ’60, il lavoro inizia dalla fine e cioè dal ritorno di Paolo Rocca nella casa di famiglia, ormai deserta, che conserva intatte, per lui, tutte le presenze e le sensazioni che avevano condizionato la sua vita sin da bambino. “Le Mani Aperte” è un monologo liberamente ispirato ad “Alexis” di Marguerite Yourcenar. Di questo famoso romanzo si è teso conservare il dolente senso di ricerca da parte del protagonista.

 

 

Andato in scena dal 18 al 28 ottobre 2012, al Teatro Il Primo, “Le Mani Aperte” per la regia di e con Arnolfo Petri

 

Guarda l'intervista ad Arnolfo Petri

 

 

 

 

Le ombre

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Due atti per 5 personaggi (tre uomini e due donne). Floe e Dike sono due gemelli siamesi legati per la colonna vertebrale. Vivono a Sarajevo e la storia si sviluppa proprio durante la tragica vicenda della guerra civile e della pulizia etnica in Bosnia. I due fratelli, dato il loro stato, hanno bisogno di una continua assistenza che viene loro assicurata dalla madre, Ina. Il padre li ha abbandonati qualche anno prima, non sopportando una vita di continui sacrifici, e vive oramai con un’altra donna. Un giorno, Floe e Dike al risveglio, come ogni mattina, chiamano la madre che, stranamente, non risponde… Le Ombre, scritto nel 96, è stato finalista al Premio Fondi La Pastora nel 98, e al Premio Napoli Drammaturgia in Festival nel 2002.

 

Mortal Kabaret

[Presentazione di Giulio Baffi - La Repubblica 13/12/2012]
[Recensione di Giulio Baffi - La Repubblica 15/12/2012]
[Recensione di Giuseppe Giorgio - Il Roma 15/12/2012]
[testo]

(Liberamente tratto da “Mein Kampf” di Adolf Hitler)

Atto unico in 13 scene per 7 personaggi. Spesso si è “parlato di” Hitler. Spesso si è “scritto di” Hitler. Più raramente è stato lo stesso Hitler, a parlare. Nato dallo studio del “Mein Kampf”, e da commistioni di linguaggi e da continui rimandi a culture “Alte, Medie e Basse”, M. K. Mortal Kabaret, nello scenario di un grottesco show televisivo, mette in scena Hitler, la sua follia più gigionesca che reale, la sua astuzia nel comunicare, nel manipolare il sentimento borghese e nel fare appello alle fragilità delle masse. Volendo parafrasare Goya: “Il disimpegno della Ragione, genera Mostri”

Andato in scena dal 13 al 16 dicembre 2012

 

 

Mr. Frank davanti al mare

[recensione | testo]

Mr. Frank davanti al mare

 

 

Carl Liesermann è l’uomo che, per anni, ha lavorato per Frank Sinatra. Carl è stato il testimone di questo tragitto dall’inizio degli anni 50, fino agli albori degli anni 70 allorchè, dinanzi ad uno stravolgimento generazionale e di costume, colui che era stato il più famoso dei Dagos (in gergo, italoamericani da strada), il re del Rat Pack, il conquistatore di folle, dive, di squillo d’alto bordo, di presidenti USA, di padrini e di gangsters, si scopre invecchiato, sorpassato dal tempo e consapevole di essere diventato, suo malgrado, una leggenda, un monumento.

 

Muricena (Macerie)

[testo]

Una Notte di Giugno del 1799 a Napoli. La città è attraversata dalle bande di lazzari. La repubblica napoletana sta esalando il suo ultimo respiro. Ferdinando IV non è ancora rientrato dalla Sicilia. La città è in piena anarchia. Lo stesso cardinale Ruffo, creatore ed animatore dei manipoli di Sanfedisti, spaventato e disgustato dagli incredibili episodi di violenza e di giustizia sommaria, scrive al sovrano chiedendogli di anticipare quanto più possibile il proprio rientro poiché non è assolutamente in grado di controllare la teppaglia la quale, gestita da capi parte della camorra, si abbandona a stragi, saccheggi, cannibalismo. In quest’orgia di violenza resiste ancora, quale ultimo baluardo repubblicano, il bastione dell’ospedale degli Incurabili; proprio da lì riesce a fuggire uno dei pochissimi sopravvissuti, Cristoforo Grossi, medico lucano a Napoli. La notte è pericolosa: bande di lazzari cercano gli “scarusati” (i capelli corti erano uno dei segni distintivi dei giacobini), Cristoforo parte dagli Incurabili, attraversa Largo Donnaregina e sbuca in Via Santa Sofia, una delle traverse di via Carbonara; qui viene intercettato da una banda di Lazzari comandati da Cienzo, un macellaio (o bucciere, o chianchiere, come si diceva) che ha avuto il compito di battere quella zona da uno dei capo parte della camorra detto “ ‘O Cristallaro”. Cristoforo cerca scampo in una delle case di via Santa Sofia…….

continua...

 

Neroluce

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Due atti per 5 personaggi. Una città qualsiasi, una come la nostra, occidentale e assuefatta ad una realtà virtuale e televisiva, è scossa da una guerra civile. Fra i tanti che cercano scampo nella fuga, ci sono anche due coppie di estrazione borghese. La via prescelta per salvare se stessi e le poche cose che sono riusciti a raccogliere, è il viaggio su di un treno di sfollati che “dovrebbe” condurli, durante la notte, in una zona che “presumibilmente” è ancora sotto il controllo di truppe amiche…… E’ questo l’incipit di “NEROLUCE”, testo che nel 1995 è risultato fra i vincitori del LABORATORIO DI DRAMMATURGIA DEL PICCOLO TEATRO DI MILANO.

 

‘O schiaffo

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“ ‘O Schiaffo” è un testo teatrale composto negli anni 30 da Vincenzo Vitale che, nascendo sulla scia di una famosa canzone napoletana, venne considerata “sceneggiata”. Si respirava nel testo di Vitale quella genuinità e quella velocità di battuta conservate ed ampliate nella nuova versione riscritta per il teatro Trianon di Napoli. Riscritta interamente nel 2006, la vicenda, narra del contrastato amore fra Ngiulina e Vicenzino messo in pericolo dal cattivo don Raffaele. Ma sarà il padre ritrovato, Don Salvatore Aiello, a rendere possibile le aspirazioni dei due ragazzi.

 

Partitura per un giorno d’estate

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Una terrazza inondata di luce, sovrastata da un cielo azzurro, domina una veduta marina dello stesso, intensissimo, colore.. E’ questo lo scenario perfetto di una perfetta giornata estiva nel quale si muovono tre “villeggianti”: Alfredo, un Generale in pensione “all’antica”; Matteo, un commerciante “da piazza”, sarcastico e aggressivo e Candida, un’insegnante di musica apparentemente fragile, ma decisa.

Tutto lascerebbe presupporre che quello non possa essere altro che un soggiorno Vacanziero rilassante e, a tratti, un po’ noioso. Ognuno dei tre è in attesa di un evento che dovrebbe verificarsi di lì a breve. Ognuno di loro tre attende un parente, un figlio, un marito, che dovrebbero andarli a prendere per porre fine a quella vacanza. A più riprese viene annunciato l’arrivo di qualcuno.

continua...

 

Passeggeri

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Due atti per tre attrici e quattro attori. In una sala d’attesa ferroviaria si incrociano i destini e le personalità di sette personaggi. Dalle minime storie, brillanti o drammatiche, si evidenzia quella umanità di tutti i giorni che non riempie le pagine dei giornali, ma che popola la quotidianità di ognuno di noi. E’ un’umanità alla continua ricerca, affamata d’amore, forse banale in molti suoi aspetti, ma che testimonia l’esigenza dell’unico vero “vizio” che tutti accomuna: la voglia di sognare e di sperare.

 

Precari Sentimentali

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Il Mondo dei Vincitori è di coloro “che non devono chiedere mai”.

Ai Vincitori basta schioccare le dita, anche in epoca di crisi economica, ed ecco opportunità lavorative, finanziarie e sentimentali, piovere a catinelle.

Ebbene, questo non è il Mondo dei “Precari Sentimentali”.

Anche i Precari “non devono chiedere mai”, nel senso che è meglio se non chiedono perché, se lo fanno, 99 su 100, ottengono un rifiuto.

A questa “Stirpe” appartengono i nostri tre anti eroi calati, per colmo della sorte, in un’atmosfera natalizia che accentua la separazione fra un luminoso mondo esterno ed il loro mondo “illuminato” (si fa per dire) solo da affanni, fallimenti e da quella grottesca prosopopea che sfocia nella tenerezza e, molto spesso, nel comico.

Achille è un attore teatrale impegnato e “precario” costretto a sbarcare il lunario, in tempi di crisi, vendendosi in impresentabili spot pubblicitari.

Continua...

 

Quattro di maggio

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Monologo brillante per attrice. Siamo a Napoli, all’inizio degli anni ’60. Titina, la capera, (capera era l’acconciatrice di capelli che girava per le case e sapeva tutto di tutti, mestiere che si è perso) è molto risentita con il suo Mito, il suo Santo preferito, San Gennaro, non solo perché non ha impedito, nonostante le sue preghiere, la tresca fra suo marito ed un’altra donna, ma anche perché, compiendo comunque il Miracolo, non ha fatto sentire la sua riprovazione alla città per il grave torto che, a causa di oscure manovre politiche, ha subito il secondo Padre putativo di Titina e, cioè, il Comandante Achille Lauro, destituito da coloro che la donna considera “infami”. “ Quattro di Maggio ” nel 99 è stato finalista del Premio Studio 12 di Roma.

 

Rifiuti

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Un cumulo di rifiuti domina la scena invadendola con il suo gravoso insieme di pezzi, frammenti di una società occidentale infartuata. L’uomo, seduto in cima, su una specie di scanno, pare dormire in una quiete irreale. La donna che gli si avvicina è gentile, formale, e la rassicurante buona educazione di Loise (questo è il suo nome), fa da contro altare ad un impianto scenico surreale sul quale spiccano due grandi schermi. L’uomo, richiamato dalla donna, si sveglia ed il loro incontro ha l’incedere della commedia acida, secca e nervosa che strappa la risata e che, nello stesso tempo, inquieta. Da quale mondo provengono questo attore, Jacco, dal carattere apparentemente cinico e scontroso e questa donna che pare essersi persa non si sa come e dove? Di quale realtà fanno parte? Lui, a prima vista, sembra un clochard che ha fatto la scelta di vivere al di fuori delle convenzioni…Ma è davvero così? Lei sembra solo un po’ confusa, una borghese un po’ snob ma concreta nel rivendicare le proprie origini e i propri luoghi di elezione…ma è davvero tale? E quelle immagini femminili che, scaturite dal nulla, danzano sulla scena sono lì per ravvivare un ricordo o un tormento comune? Tutte le risposte si trovano nel luogo, nell’identificazione precisa del luogo che scaturirà non solo dalle loro parole ma anche dalle immagini che scorreranno sugli schermi…Quel luogo non è una creazione surreale, è drammaticamente reale, è la Napoli dei nostri giorni. La Napoli insozzata dai rifiuti che l’affogano ma anche dalle mille false promesse, dalle centomila speculazioni, dalle tante Camorre e da un Male culturale che serpeggia dovunque, dal salotto borghese, ai palazzi del Potere, fino ai vicoli bui. Siamo (e lo sveleranno i personaggi nello svolgersi del loro incontro-scontro) in una sorta di Day After: la città è stata abbandonata, nulla più vive, le stesse falde acquifere sono ormai avvelenate e i nostri due personaggi sono gli unici sopravvissuti.

 

Riserva di caccia

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Tre personaggi chiusi nello spazio claustrofobico di un appartamento borghese in una qualsiasi giornata estiva. Un appartamento che, al di là dell’apparente banalità iniziale si trasformerà in una sorta di antro. Attilio Grande è il proprietario dell’appartamento e lì vive. Lisa è la sua vicina con la quale intrattiene rapporti burrascosi e polemici. Sorice è il terzo. E’ l’intruso. Capitato in quel condominio per sfuggire ad un’operazione della polizia che sta braccando proprio lui, in quanto autore, solo pochi minuti prima, di una “esecuzione di camorra”, Sorice prende in ostaggio Attilio. Il suo intendimento è di abbandonare la casa non appena le macchina della polizia, che stanno pattugliando la zona, se ne saranno andate. Ma il maldestro intervento di Lisa, perennemente in lotta con il suo vicino di casa per vecchi rancori mai sopiti, induce Sorice a cambiare i propri piani. Resterà lì per la notte tenendo entrambi in ostaggio. Fra il criminale e la donna, inaspettatamente, nasce una complicità che li porterà ad allearsi allo scopo di umiliare Attilio. Grande è un classico topo di biblioteca. Conserva libri come reliquie e, addirittura, sostiene di conoscerne tanti a memoria. In particolare, a più riprese, citerà brani tratti da “Delitto e Castigo” come se contenessero Verità tali da poter spiegare la vita di tutti e in particolare dello stesso Sorice. Il perfido gioco instaurato da Sorice si spingerà fino ad indurre Lisa ad uccidere Attilio ma, improvvisamente, la Riserva di Caccia mostrerà i suoi veri protagonisti e i loro rispettivi ruoli… Metafora sull’uso borghese della Cultura, “Riserva di Caccia” ha l’incedere del giallo nel quale l’azione ed il Rito assumono un loro ruolo centrale e sorprendente nel finale amaro e visionario.

 

Rossi riflessi sull’acqua

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Atto unico per 2 personaggi, attore ed attrice. Ispirato al film “Frances”, “Rossi Riflessi”, attraverso la storia di Lilly Mariani è un excursus nell’Italia a cavallo fra le elezioni del 1948 e il 1984, anno della morte di Enrico Berlinguer.

 

Rosso!

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Stefano Golia aveva un sogno nato sui campetti spelacchiati della provincia sassarese: fare “goal” come Gigi Riva. Durante gli anni di una carriera in crescendo, le ali del sogno iniziano a spiumarsi e a caricarsi di compromessi fino a quel pomeriggio, a quella espulsione immeritata, a quel crudele confronto con il massaggiatore e con il dirigente, a quel piccolo lasso di tempo che và dall’inizio del II tempo alla fine della partita. Il sogno si ravviva proprio quando appare la parodia di se stesso. “ A volte per crescere, per andare avanti, bisogna voltarsi…e tornare indietro”.

 

Sette Sassi (per l’insostenibile Sviluppo)

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Se le Voci di chi è sfruttato, licenziato, emarginato non sono ascoltate, quelle voci “senza voce” diventano gesti. E, se il disagio è ampio, ci saranno “tanti gesti” e fra questi gesti, giusti o ingiusti che siano, ci saranno “Sassi”. Sei personaggi, al tempo della nostra Crisi, in una surreale udienza di convalida di arresto, per le devastazioni di Milano del I Maggio 2015, davanti ad un GIP, lanciano le loro Storie – Sasso per infrangere il silenzio e l’ottuso consenso verso un Insostenibile Sviluppo.

 

Silvia ed i suoi colori

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Silvia ed i suoi colori

 

 

 

Dal 9 all'11 maggio 2014, all'Officina Teatro di Caserta

con Francesca Stizzo e Aurelio De Matteis

regia di Agostino Chiummariello

 

 

 

 

 

Tarantella

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“Tarantella” è un atto unico grottesco, surreale e, in molti tratti, comico per due personaggi. Il Generale Manam osserva soddisfatto la piana nella quale si è appena conclusa la battaglia. Le sue truppe hanno vinto e Manam attende sulla collinetta i suoi soldati per poter celebrare il Trionfo che passerà alla Storia e per essere, ovviamente, celebrato quale invitto stratega. Giunge sulla collinetta un solo soldato, lacero, ma impettito, il Soldato numero di matricola 94635 che, a causa delle violente esplosioni non ricorda il proprio nome. La sorpresa sta nel fatto che quel soldato è l’UNICO soldato superstite per entrambi gli eserciti. Insomma: hanno vinto ma sono rimasti in vita solo il Generale ed il Soldato.

 

Tonino – Napoli: zero a zero

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Da più di un anno io ed Agostino Chiummariello lavoravamo a Tonino Napoli, nato come evoluzione di un testo portato in scena dallo stesso Agostino nel 2005. Il lavoro si chiamava "La Colpa". Ma noi avevamo bisogno di qualcosa in più, di una evoluzione, di una Maschera che fissasse i tempi in cui viviamo. "Abbiamo bisogno di una vera follia", mi disse Agostino e la Follia è nata: Tonino Napoli. Ma vediamo chi è Tonino Napoli.

Tonino Napoli ha qualcosa in più di 50 anni. E' di estrazione piccolo borghese, ha frequentato il liceo, ha vissuto gli Anni di Piombo ed è un reduce dalla caduta di tutti gli Ideali e di tutte le Ideologie. La vita lo ha certamente sconfitto. Per una questione caratteriale o di cultura, il nostro Tonino, uomo tutto sommato mite, ha subito tutto ciò che fosse umano subire. Ha subito il capovolgimento di ogni valore.

A lui, figlio degli anni 70, avevano insegnato che la Parola, il Confronto, fossero tutto. Si ritrova dopo molti anni a vivere l'Epoca dell'Immagine vuota ed esteticamente ineccepibile.

Lui, che credeva o che, quanto meno, aveva assistito alla Tempesta del Politico, del Collettivo, si ritrova oggi ad assistere allo svuotamento del Collettivo a favore dei cosiddetti "cazzi propri" (Ebbene si, con gli anni e con la crescente incazzatura, Tonino, è diventato anche volgarotto).

Per retaggio familiare e culturale era convinto che l'Onestà fosse un valore. Invece oggi vede trionfare la Filosofia del Successo a tutti i costi e costi quel che costi nel quale si insegna che è la Furbizia (l'essere "sfaccimma") ad essere il primo Valore.

Credeva nelle regole? Oggi l'unica regola è fottere gli altri.

Credeva nella solidarietà? Oggi domina l'assoluto piacere di e per se stessi.

Credeva nell'Amore? Con gli anni ha scoperto l'Interesse che si traveste d'Amore ed i svariati casini di suoi coetanei che cambiano idea nel breve volgere di 24, 48 ore. Nessun punto di riferimento, insomma, nè nella vita pubblica, nè in quella privata. Tonino, come tanti, è un naufrago che si aggrappa al primo relitto che passa dalle proprie parti.

E' solo una vittima il nostro Tonino Napoli? Probabilmente, no. Non è solo una vittima. E' uno che si è lasciato andare e che non ha tenuto vivi, negli anni, i suoi valori e le sue idee abbandonandosi, come molti, all'Arraffa Arraffa e al Si salvi chi può.

E poi, Tonino, per completare il nostro profilo, non vive in una città qualsiasi. Vive a Napoli, la città seicentescaper antonomasia, nella quale convivono, come sempre, aspetti contraddittori tesi fra la commedia e la tragedia. E Tonino è sospeso proprio su quel filo. fra commedia e tragedia, e su quel filo procede con difficoltà, ogni tanto inciampa, sta per cadere, si rialza, e ogni sua movenza è goffa, induce al sorriso e molto più spesso, alla risata grassa. Tonino si è talmente svestito dai suoi panni individuali, da essere diventato una vera e propria MASCHERA. Un Pulcinella, un Arlecchino. Un Simbolo, suo malgrado, del Naufragio dei nostri giorni. Tonino è personaggio tragico, a tal punto, da sfociare nel COMICO GROTTESCO. E' un personaggio alla Fantozzi, pare una figura di Gogol, tragicamente COMICA, assolutamente deformata. Anche le sue espressioni che, forse, in gioventù, dovevano essere, se non forbite, quanto meno un pò ricercate, sono diventate grossolane, urlate, comicamente popolari e lazzaresche. Oggi Tonino non ha più alcun alveo ideologico. Oggi, Tonino, è un anarchico ma nel senso più qualunquista del termine. Urla, invoca una totale Distruzione per se stesso e per chi gli sta intorno. Non sopporta più alcuna autorità, alcuna retorica (per quanto buona, spirituale e rassicurante possa essere), anzi, irride se stesso, gli altri e tutto il Fallimento e le Macerie che vede attorno a lui. Tonino Napoli è diventato una Maschera Nichilista, più cinico del Cinico Policenella Cetrulo, e adesso, urla dal proprio terrazzo non come una Voce che declama nel Deserto, ma come un Dannato che inquadra la propria vita sprecata. Questi sentimenti si sarebbero potuti esprimere in vari modi. Attraverso il Dramma, attraverso la Tragedia generazionale. Io ho scelto il Comico. Una Comicità acida, violenta, estrema, a tratti volgare e molto esplicita. Una Comicità che dileggia tutto e tutti. Una Comicità che non ha rispetto per niente e per nessuno, nemmeno per se stessi. Non è un caso che all'interno dello spettacolo abbiamo inserito anche una canzone "Meravigliosa Città" cantata dal bravissimo Antoine, che è di una violenza inaudita (pur essendo una straordinaria canzone con una musica , composta da Antoine, e un arrangiamento davvero di ottimo livello).

Tonino Napoli è una Bomba Atomica impietosa e, per assurdo, COMICISSIMA, che non risparmia nessuno.

Vi posso assicurare, e non perchè ne sono l'autore, che si ride e anche tanto. così come si può ridere nel vedere, semmai in un vecchio film muto, esplodere un vulcano sotto al culo di ignari campeggiatori che stavano facendo un picnic.

Locandina Tonino-Napoli

 

 

Andato in scena dal 24 al 26 Gennaio 2014,

al Nuovo Teatro Sanità

 

Con Agostino Chiummariello e Vittorio Cataldi

regia di Agostino Chiummariello

 

Tutto di un cretino

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liberamente tratto da " Il diritto del più forte" di Fassbinder

Signore e Signori! Max. il produttore di fiction, interpretato da Arnolfo Petri, metterà all’Asta se stesso, anima e corpo, solo in cambio di quanto vi troverete in tasca al momento dello spettacolo! Attenzione! Per il Fortunato Compratore, quale premio aggiuntivo, vi sarà la possibilità di essere inserito nel cast della fiction di prossima produzione “Il Mercante della Venezia del Nord”! Un’occasione impedibile!

Potrete acquistare tutto l’Amore ed i Sentimenti Disinteressati che avete sempre sognato di ispirare negli altri!

Pensate di valere molto? E allora, mettetevi all’Asta! Fra i partecipanti al Pubblico Incanto si segnala la presenza di Dimitru, immigrato rumeno, interpretato da Aurelio De Matteis, colpito da improvvisa e sensazionale Fortuna!

Partecipate! L’Asta è liberamente ispirata a “ La Legge del più forte” di Rainer Fassbinder, per la regia di Arnolfo Petri!

…E alla fine potrete dire di sapere tutto, ma davvero TUTTO DI UN CRETINO!

Andato in scena dal 18 al 27 ottobre 2013, al Teatro il Primo di Napoli

con Arnolfo Petri e Aurelio De Matteis

regia di Arnolfo Petri

 

Virus

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Un uomo è alle prese con un computer. E’ un portatile. Lui è un tecnico chiamato dal padrone di casa a risolvere un problema di intasamento del pc. Il tecnico, sotto gli occhi del distinto e affabile padrone di casa evidenzia l’esistenza di numerosi virus che impediscono il corretto funzionamento del pc.In particolare, non senza imbarazzo iniziale da parte sua, ma non del padrone di casa, si trova di fronte ad una serie di “scorie”, “Troian” che sono giunti sul pc attraverso la costante frequentazione di siti chat per incontri. Ci sono anche file inviati che hanno infiltrato nel computer elementi di disturbo. Il Dottore narrerà delle sofisticate tecniche di abbordaggio virtuale che si sostanziano in un vero e proprio vademecum della seduzione. Il tecnico è un uomo semplice e pare entusiasmarsi al cospetto di queste narrazioni (che potrebbero essere anche supportate da interventi filmati riguardanti alcuni personaggi). Tra i due, che si incontrano per la prima volta, pare però instaurarsi un rapporto già conosciuto, già vissuto, nel quale il secondo (il tecnico) fa da supporto, da consigliere e anche da moderatore del primo (il Dottore). Per il Dottore la vera seduzione non consiste nel sedurre il corpo delle sue vittime ma che giungano a rinunciare a quanto hanno di più caro. E’ un appropriarsi, quindi, di tutto il loro essere, della loro anima. Il tecnico chiede ancora lumi. Chi è il Dottore? Un sadico? E quale sarebbe il godimento nell’ottenere tutto ciò? Il Potere, è la risposta. La web cam si aziona e appare il volto di un uomo. E’ un uomo disperato e violentemente aggressivo. Il Dottore risponde con grande no chalence e la storia che si evidenzia è questa: anche questo uomo è stata affascinato da questo serial killer della chat a tal punto da sacrificare buona parte dei suoi averi e, alla fine, è giunto a far prostituire la figlia pur di procurarsi denaro che ha trasferito al Dottore che, come ha fatto anche con le precedenti vittime, lo ha sedotto e abbandonato e lui è giunto fino allo stremo… L’uomo gli chiede un ultimo appuntamento e, con sorpresa del tecnico, il Dottore accetta e gli fissa l’appuntamento di lì a poco, a casa sua, per cena. Il tecnico vorrebbe andarsene ma il Dottore insiste e gli chiede, visto che ha mostrato tanto interesse per le sue tecniche, di rimanere. Vedrà dal vivo cosa significa esercitare il Potere sugli altri, vedrà cosa significa il Potere della seduzione, capace di quietare anche delle belve.

Giunge l’uomo della chat e il Dottore apertamente lo sfida. Non gli restituirà nulla di quanto gli è stato dato. L’uomo della web appare calmo, silenzioso, ascolta le argomentazioni del Dottore, gli inviti alla moderazione del tecnico che ribadisce di essere lì per puro caso. E, alla fine, l’uomo svela la sua vera storia e la sua fine, nonché il vero essere anche dei due che ha di fronte: lui è morto suicida e coloro che ha di fronte sotto altre spoglie non sono altri che Don Giovanni e Leporello e chiede ancora una volta a Don Giovanni di pentirsi. Come se il disvelamento dell’uomo, che altri non è che il Commendatore, avesse scatenato e reso ora visibile una realtà che si celava sotto altre spoglie, sia Don Giovanni che Leporello assumono i loro reali contorni. Don Giovanni rivendica la sua attualità in ogni epoca e soprattutto in quella attuale, Leporello, spaventato dal fatto di avere a che fare con un morto (l’uomo che si è invitato a cena) cerca di convincere il proprio padrone a pentirsi ma Don Giovanni rifiuta e chiede una condanna. L’inferno.

Ma il Commendatore non emette alcuna condanna perché la vera condanna è trovarsi per sempre lì dove già si trova. In un normale appartamento, in un giorno qualsiasi, ai nostri giorni, a vivere la squallida esistenza di chi immagina di essere un genio del Male quando, invece, è solo la caricatura di se stesso, un piccolo essere che durante tanti secoli non ha imparato né mai saprà amare convinto, illusoriamente, di esercitare un potere quando, in realtà, cerca solo di dare voce alla propria impotenza e al proprio disagio. Resterà vivo, da solo e per sempre: quello è l’Inferno.

L’uomo va via e i due, Don Giovanni e Leporello, come se con l’uscita dell’uomo si fosse interrotto l’incantesimo, tornano ciò che erano all’inizio: un tecnico del pc e un Dottore malato della chat.

Confuso, senza nemmeno commentare ciò che è accaduto, il tecnico si accomiata dopo essersi fatto pagare l’intervento e va via lasciando solo un uomo che viene sovrastato dalle voci caotiche e dalle accuse delle proprie vittime.

 

Visite fuori orario

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Due atti per due personaggi. Un ufficio pubblico, uno dei tanti. In questo ambiente vive Lofino, il protagonista del dramma. L’uomo è un archivista di un ufficio tributario. Conosce il suo lavoro, le sue regole, e conosce solo questo. Si è adeguato alla sua stanza fino a farne la sua tana. Ma un giorno, durante un rientro pomeridiano, riceve la visita , per motivi di lavoro, di una brillante praticante di uno studio legale: Emma Goscè. “Visite fuori Orario”, è stato Segnalato in vari premi: nel ’97 al “Premio Flaiano”, nello stesso anno al “Premio Maschera d’argento- Rosso di San Secondo; sempre nel ’97 è stato Finalista del Fondi – La Pastora . Nel ’99 è risultato Vincitore della Selezione dell’OUTIS, Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea, e proposto nella forma di mise en espace al Teatro Franco Parenti di Milano per la regia di Claudio Beccari. Nel 2005 è stato segnalato come Dramma del mese, per il mese di Marzo, nel sito di drammaturgia contemporanea www dramma.it

 

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