Roberto

Russo

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E. Moscato legge Roberto Russo
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Alla fine del viale   [testo | link]

“Alla fine del Viale” non è un racconto di camorra. Perché la camorra, per quanto terribile, è contingente. E’ tragicamente presente ma è temporanea. Ogni cosa è temporanea, ogni cosa, per sua natura, passa. Ciò che non passa è la poesia, è il ricordo. Il racconto di Silvia è una lettera, un insieme di immagini, di spunti visivi ed emotivi che stanno a testimoniare una sola cosa: la Morte non esiste perché esiste la poesia, perché esiste il “portare dentro” le immagini più belle della propria vita.
Si, l’ambientazione è quella: c’è Napoli, c’è la violenza ma in realtà sono sullo sfondo. E’ come se un fiore si fosse trovato in una bufera e io ho parlato e ho guardato al fiore. Solo a lui.
Ciò che scavalca il tempo, ciò che non è temporaneo, ciò che sconfigge il dolore, la solitudine, la morte è quella grande illusione che ha sede nell’anima, nello stomaco e che si chiama emozione, poesia. Allora, per quanto assurdo, per quanto visionario, ancora oggi, su quel tratto di marciapiede sul quale trascorrevamo le ore quando avevamo 10 anni, ancora oggi, io vedo Silvia, vedo me stesso e vedo tutti gli amici che sono andati via perché l’unica vera realtà è ciò che si porta dentro. La memoria, le radici, quei momenti che appaiono insignificanti, sono quelli che con maggiore forza affondano nell’immaginario e nel sogno che ci porteremo dentro tutta la vita. E quando anche noi non ci saremo più, saranno gli altri a ricordarci a ricordare i nostri volti, le nostre risate, ricorderanno come eravamo a 10, 20, 30 anni e via di questo passo…ci ricorderanno perché alla fine, nessuno è solo perché ognuno è nella storia dell’altro e ricordando noi, ricorderanno se stessi. “Alla fine del Viale” è la traccia, l’orma di affetto, di ricordo, di infinita dolcezza che Silvia ha lasciato dentro di me e che rimarrà per sempre. Ecco perché Silvia è viva.
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LA CAMORRA SONO IO   [recensione | testo]

Atto unico per 6 personaggi, “ La Camorra sono io”, è un je accuse violento ed impietoso alla Napoli dei nostri giorni. La struttura del testo è pensata sulla falsariga del teatro nel teatro: durante una serata di beneficenza “a favore” del sistema Camorra, fra cantanti e barzellette, irrompe sul palco un signore, è un borghese come noi. Fra lo sconcerto generale il borghese (nessuno dei personaggi ha un nome proprio) rivendicherà orgogliosamente la sua appartenenza e, nel contempo, il suo operato: “Signori, la Camorra sono io!”. Fra lazzi ed invettive, il borghese si conquisterà l’attenzione dell’uditorio del quale faranno parte il I BOSS, il II BOSS, e la moglie del I Boss. Inizierà una schermaglia fatta di analisi, risate, excursus storici e politici che affonderà come un coltello nel tessuto molle di questa città formato da tutti coloro che o vivono di illegalità, o la favoriscono per interesse o convenienza.

Regia di Agostino Chiummariello





RIFIUTI    [testo]

Un cumulo di rifiuti domina la scena invadendola con il suo gravoso insieme di pezzi, frammenti di una società occidentale infartuata. L’uomo, seduto in cima, su una specie di scanno, pare dormire in una quiete irreale. La donna che gli si avvicina è gentile, formale, e la rassicurante buona educazione di Loise (questo è il suo nome), fa da contro altare ad un impianto scenico surreale sul quale spiccano due grandi schermi. L’uomo, richiamato dalla donna, si sveglia ed il loro incontro ha l’incedere della commedia acida, secca e nervosa che strappa la risata e che, nello stesso tempo, inquieta. Da quale mondo provengono questo attore, Jacco, dal carattere apparentemente cinico e scontroso e questa donna che pare essersi persa non si sa come e dove? Di quale realtà fanno parte? Lui, a prima vista, sembra un clochard che ha fatto la scelta di vivere al di fuori delle convenzioni…Ma è davvero così? Lei sembra solo un po’ confusa, una borghese un po’ snob ma concreta nel rivendicare le proprie origini e i propri luoghi di elezione…ma è davvero tale? E quelle immagini femminili che, scaturite dal nulla, danzano sulla scena sono lì per ravvivare un ricordo o un tormento comune? Tutte le risposte si trovano nel luogo, nell’identificazione precisa del luogo che scaturirà non solo dalle loro parole ma anche dalle immagini che scorreranno sugli schermi…Quel luogo non è una creazione surreale, è drammaticamente reale, è la Napoli dei nostri giorni. La Napoli insozzata dai rifiuti che l’affogano ma anche dalle mille false promesse, dalle centomila speculazioni, dalle tante Camorre e da un Male culturale che serpeggia dovunque, dal salotto borghese, ai palazzi del Potere, fino ai vicoli bui. Siamo (e lo sveleranno i personaggi nello svolgersi del loro incontro-scontro) in una sorta di Day After: la città è stata abbandonata, nulla più vive, le stesse falde acquifere sono ormai avvelenate e i nostri due personaggi sono gli unici sopravvissuti.





RISERVA DI CACCIA   [testo]

Tre personaggi chiusi nello spazio claustrofobico di un appartamento borghese in una qualsiasi giornata estiva. Un appartamento che, al di là dell’apparente banalità iniziale si trasformerà in una sorta di antro.
Attilio Grande è il proprietario dell’appartamento e lì vive. Lisa è la sua vicina con la quale intrattiene rapporti burrascosi e polemici. Sorice è il terzo. E’ l’intruso. Capitato in quel condominio per sfuggire ad un’operazione della polizia che sta braccando proprio lui, in quanto autore, solo pochi minuti prima, di una “esecuzione di camorra”, Sorice prende in ostaggio Attilio. Il suo intendimento è di abbandonare la casa non appena le macchina della polizia, che stanno pattugliando la zona, se ne saranno andate. Ma il maldestro intervento di Lisa, perennemente in lotta con il suo vicino di casa per vecchi rancori mai sopiti, induce Sorice a cambiare i propri piani. Resterà lì per la notte tenendo entrambi in ostaggio. Fra il criminale e la donna, inaspettatamente, nasce una complicità che li porterà ad allearsi allo scopo di umiliare Attilio. Grande è un classico topo di biblioteca. Conserva libri come reliquie e, addirittura, sostiene di conoscerne tanti a memoria. In particolare, a più riprese, citerà brani tratti da “Delitto e Castigo” come se contenessero Verità tali da poter spiegare la vita di tutti e in particolare dello stesso Sorice. Il perfido gioco instaurato da Sorice si spingerà fino ad indurre Lisa ad uccidere Attilio ma, improvvisamente, la Riserva di Caccia mostrerà i suoi veri protagonisti e i loro rispettivi ruoli…
Metafora sull’uso borghese della Cultura, “Riserva di Caccia” ha l’incedere del giallo nel quale l’azione ed il Rito assumono un loro ruolo centrale e sorprendente nel finale amaro e visionario.





ERA LA SUA FOTOGRAFIA   [testo]

Erik Blossel fa il fotografo. E non è nemmeno un fotografo “di professione”. E’ un dilettante che utilizzando una macchina antidiluviana, una vecchia Kodak per istantanee, prova a sbarcare il lunario vendendo immagini-ricordo ai turisti che visitano la Bolivia.
Blossel, pur nella sua cialtroneria inoffensiva ma insistente, si ritiene il Testimone di quelli che reputa due fra i più sconvolgenti Miracoli della Storia dell’uomo…
Tutto era iniziato il 10 Ottobre del 1967. Erik era stato l’unico a fotografare il cadavere del Che nell’ospedale di Vallegrande. L’impressione destata in lui dall’immagine di Guevara e la consapevolezza di avere assistito ad un evento epocale, induce Blossel a ritenersi depositario di clamorose Verità e a tessere una storia dai contorni mitici e leggendari, come quelle che raccontavano i cantastorie di una volta.
E’ la Grande Storia vista “dal basso” con occhi ingenui, incantati e popolari, come quella che, forse, sarebbe stata raccontata da uno qualsiasi dei pastori della Natività.





NEROLUCE   [testo]

Due atti per 5 personaggi.
Una città qualsiasi, una come la nostra, occidentale e assuefatta ad una realtà virtuale e televisiva, è scossa da una guerra civile. Fra i tanti che cercano scampo nella fuga, ci sono anche due coppie di estrazione borghese. La via prescelta per salvare se stessi e le poche cose che sono riusciti a raccogliere, è il viaggio su di un treno di sfollati che “dovrebbe” condurli, durante la notte, in una zona che “presumibilmente” è ancora sotto il controllo di truppe amiche……
E’ questo l’incipit di “NEROLUCE”, testo che nel 1995 è risultato fra i vincitori del LABORATORIO DI DRAMMATURGIA DEL PICCOLO TEATRO DI MILANO.





VISITE FUORI ORARIO   [testo]

Due atti per due personaggi.
Un ufficio pubblico, uno dei tanti. In questo ambiente vive Lofino, il protagonista del dramma. L’uomo è un archivista di un ufficio tributario. Conosce il suo lavoro, le sue regole, e conosce solo questo. Si è adeguato alla sua stanza fino a farne la sua tana. Ma un giorno, durante un rientro pomeridiano, riceve la visita , per motivi di lavoro, di una brillante praticante di uno studio legale: Emma Goscè.
“Visite fuori Orario”, è stato Segnalato in vari premi: nel ’97 al “Premio Flaiano”, nello stesso anno al “Premio Maschera d’argento- Rosso di San Secondo; sempre nel ’97 è stato Finalista del Fondi – La Pastora .
Nel ’99 è risultato Vincitore della Selezione dell’OUTIS, Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea, e proposto nella forma di mise en espace al Teatro Franco Parenti di Milano per la regia di Claudio Beccari. Nel 2005 è stato segnalato come Dramma del mese, per il mese di Marzo, nel sito di drammaturgia contemporanea www dramma.it





R O S S O !   [testo]

Stefano Golia aveva un sogno nato sui campetti spelacchiati della provincia sassarese: fare “goal” come Gigi Riva. Durante gli anni di una carriera in crescendo, le ali del sogno iniziano a spiumarsi e a caricarsi di compromessi fino a quel pomeriggio, a quella espulsione immeritata, a quel crudele confronto con il massaggiatore e con il dirigente, a quel piccolo lasso di tempo che và dall’inizio del II tempo alla fine della partita. Il sogno si ravviva proprio quando appare la parodia di se stesso. “ A volte per crescere, per andare avanti, bisogna voltarsi…e tornare indietro”.





CONFITEOR   [recensione | testo]

L’azione si svolge ai nostri giorni nella sagrestia di una chiesa cristiano ortodossa di Belgrado o di un’altra qualsiasi città della Jugoslavia odierna. Thomas Gomulka ottiene un colloquio con un sacerdote cattolico, italiano, proveniente da Mostar. Già dai convenevoli iniziali il sacerdote comprende che Gomulka, oggi posato borghese, negli anni precedenti, ha militato nelle formazioni para militari serbo bosniache, partecipando anche alla presa di Mostar. Ciò che racconta Gomulka è orribile, ma la narrazione del genocidio e della pulizia etnica è totalmente priva di emozione e di pentimento. L’uomo vorrebbe che il prete, una volta tornato a Mostar, si mettesse in contatto con una giovane donna musulmana, Olga Dzajic, o con qualcuno che la conosca…… Al di là delle condanne e dell’orrore mostrato rispetto a quanto Gomulka racconterà, nel sacerdote, e in tanti come lui, si sostanzierà un “peccato di omissione”, così come viene recitato nel Confiteor, un equivoco, ambiguo, e sottilissimo filo che conduce all’indifferenza e all’intolleranza.





LE OMBRE   [testo]

Due atti per 5 personaggi (tre uomini e due donne).
Floe e Dike sono due gemelli siamesi legati per la colonna vertebrale. Vivono a Sarajevo e la storia si sviluppa proprio durante la tragica vicenda della guerra civile e della pulizia etnica in Bosnia.
I due fratelli, dato il loro stato, hanno bisogno di una continua assistenza che viene loro assicurata dalla madre, Ina. Il padre li ha abbandonati qualche anno prima, non sopportando una vita di continui sacrifici, e vive oramai con un’altra donna.
Un giorno, Floe e Dike al risveglio, come ogni mattina, chiamano la madre che, stranamente, non risponde…
Le Ombre, scritto nel 96, è stato finalista al Premio Fondi La Pastora nel 98, e al Premio Napoli Drammaturgia in Festival nel 2002.





IL GRANDE CIRILLO   [recensione | testo]

“Il Grande Cirillo” è ambientato a Napoli alla metà del Gennaio 1799, in quel giorno nel quale la città si risvegliò con negli occhi la novità di una strana bandiera tricolore che sventolava sui bastioni di Castel Sant’Elmo e con la sensazione che qualcosa di nuovo (che già da qualche giorno maturava drammaticamente) fosse accaduto. Il Grande Cirillo è incentrato sulla categoria degli “anti-eroi” che in ogni periodo storico seguono il flusso degli eventi, vi si adattano e riescono, a volte, anche a ricavarne dei vantaggi.
Ci troviamo in una delle sale del convento di San Pietro a Maiella. Il maestro Pietro Cirillo, maitre de chapelle e violinista, confida ai suoi collaboratori, violinisti anch’essi, tecniche e strategie per potere restare nelle grazie del padre superiore del convento e per potere rintuzzare adeguatamente le mire di altri musicisti lì convocati dal prelato al fine di allestire un inno sacro dedicato alla Vergine secondo i desiderata della Curia di Napoli. Durante le prove giungerà la notizia della presa di Sant’Elmo e tutti i nostri anti-eroi, meschini, bugiardi e gretti fin che si vuole, ma molto umani e fors’anche veri, sapranno cavalcare l’onda e anche l’inno sacro diventerà “qualcosa” di diverso......





TARANTELLA   [testo]

“Tarantella” è un atto unico grottesco, surreale e, in molti tratti, comico per due personaggi. Il Generale Manam osserva soddisfatto la piana nella quale si è appena conclusa la battaglia. Le sue truppe hanno vinto e Manam attende sulla collinetta i suoi soldati per poter celebrare il Trionfo che passerà alla Storia e per essere, ovviamente, celebrato quale invitto stratega. Giunge sulla collinetta un solo soldato, lacero, ma impettito, il Soldato numero di matricola 94635 che, a causa delle violente esplosioni non ricorda il proprio nome. La sorpresa sta nel fatto che quel soldato è l’UNICO soldato superstite per entrambi gli eserciti. Insomma: hanno vinto ma sono rimasti in vita solo il Generale ed il Soldato.





M. K. Mortal Kabaret (Liberamente tratto da “Mein Kampf” di Adolf Hitler)   [testo]

Atto unico in 13 scene per 7 personaggi.
Spesso si è “parlato di” Hitler. Spesso si è “scritto di” Hitler. Più raramente è stato lo stesso Hitler, a parlare.
Nato dallo studio del “Mein Kampf”, e da commistioni di linguaggi e da continui rimandi a culture “Alte, Medie e Basse”, M. K. Mortal Kabaret, nello scenario di un grottesco show televisivo, mette in scena Hitler, la sua follia più gigionesca che reale, la sua astuzia nel comunicare, nel manipolare il sentimento borghese e nel fare appello alle fragilità delle masse.
Volendo parafrasare Goya: “Il disimpegno della Ragione, genera Mostri”





IL RE   [recensione | testo]

Lello Iovino è un cantante neo melodico napoletano. Grazie ai maneggi della sorella Amalia, molto vicina per forma mentis e per necessità alle strutture dei clan del sistema Camorra, riesce ad approdare ad un discreto successo che si rivelerà assolutamente illusorio nel momento in cui, in seguito ad uno sgarro, il cantante sarà abbandonato dai suoi stessi, interessati, sostenitori, ripiombando nello squallore di una vita degradata.





GIULIA SALA   [testo]

Due atti per 5 personaggi.
24 Giugno 1799: Napoli è attraversata da bande di lazzari. Sono le ultime ore della Repubblica Napoletana. “Giulia Sala” è noir ambientato a Napoli nel periodo della brutale repressione messa in atto dalla famigerata “Giunta contro li rei di Stato”.
4 personaggi, Giulia Sala (moglie di Donato), Mennella, la serva napoletana, misteriosa e crudele janara; Ceuza, la serva cilentana, e Cristoforo, danno vita ad una vicenda “cattiva”, insidiosa, nella quale, fino all’ultimo istante, non si riesce ad intuire chi sarà il ragno, e chi la mosca.





2 x UNA   [testo]

Due donne, Natalia e Brigida, si ritrovano in una specie di sala d’aspetto, vuota, ad eccezione di una sedia. Brigida è una borghese arrogante e sicura. Natalia è straniera ed è sordomuta. Sarà proprio lei a svelare alla signora che, quella, non è né una sala d’attesa, né una sosta forzata, ma costituisce il capolinea per entrambe….Le donne si scopriranno unite da un comune destino.





A SUA IMMAGINE   [testo]

Monologo scritto nel 2005.
Giacomo Rispoli, intellettuale partito dal Sud alla volta delle montagne del Trentino, si ritrova al cospetto di colui che rappresenta (anche nell’Immaginario), la perversione e la perdizione più aberranti….Rispoli è chiamato, nella primavera del 1913, a fare da istitutore al giovane conte Vlad Upìer, di nobiltà polacca. In breve si renderà conto che quel giovane nobile è la vera impersonificazione del Male, un “Non Morto” che la tradizione popolare (all’inizio, ovviamente sbeffeggiata dall’ineffabile Rispoli) appella: “Vampiro” o, meglio, “Dracul”.
Rispoli appurerà che il nucleo del Male risiedeva già in se stesso.





ALLA QUINTA ORA DELLA NOTTE (Delicta Nostra)    [testo]

Due atti per 11 personaggi.
Carlo Gesualdo, principe di Venosa e musicista insigne, uccide o, meglio, fa uccidere, la moglie Maria D’Avalos e l’amante Fabrizio Carafa, nella notte fra il 16 ed il 17 Ottobre del 1590; ne seguirono delle indagini concluse frettolosamente, per l’intervento dello stesso Viceré Conte de Miranda. Gesualdo risultò, in concreto, non perseguibile in quanto mosso da giusta causa.
Gesualdo non fu sottoposto ad un vero processo ma venne prosciolto frettolosamente in istruttoria dopo essere stati ascoltati solo due testimoni…La ricostruzione della vicenda fra Compassione e Verità giudiziaria.





CODA ‘E LACERTA   [testo]

Due atti per 3 attori e tre attrici. In napoletano. La coda di lacerta è la coda di lucertola, componente irrinunciabile per gli intrugli magici e questo testo si basa proprio sulla visione pagana della religione in una città come Napoli ed è ambientato all’inizio della breve esperienza repubblicana a Napoli nel Gennaio del 1799.
Una storia minima che si svolge proprio in quelle ore: Olimpia, padrona di una taverna ad Antignano insieme a suo marito Carmine, specula sui supposti poteri di “santa” di sua figlia Nannina. Il finale, drammatico, è lo specchio di una città, da secoli, spaccata a metà fra avanguardie borghesi intellettuali e popolino violento e superstizioso, terreno fertile per tutto il degrado culturale e sociale (Camorra compresa) che viviamo anche ai nostri giorni.





…Come Gandalf il grigio   [testo]

Monologo.
L’uomo gioca con la Play station e si entusiasma per le gesta degli eroi che vede muoversi sullo schermo. E’ un malato terminale di cancro e l’aspettativa di vita non supera i 4 mesi. Nella fase attuale, ancora non disumanizzante, della malattia, l’uomo teorizza la possibilità di prolungare il tempo, di poterlo gestire così come avviene con un normale bilancio familiare; i suoi desideri si limitano al poter strappare qualche mese in più…. Proprio il gioco e questo desiderio di essere legato alla vita lo conducono a fantasticare ….





D’ALTRA PARTE, COME LE COSE…   [testo]

Atto unico per due personaggi. Himem, l’uomo, e Ram, la donna provano a ricomporre la memoria di una vita trascorsa assieme e che il decorso del tempo, e la malattia della donna, tendono a sfumare.
Nato sull’ispirazione di “Giorni Felici” di Beckett.





D O M A N I   [testo]

Quattro monologhi per 4 diversi uomini, di epoche e di stati d’animo diversi, collegati tra loro dal filo rosso della ricerca, dell’incertezza e dell’incompletezza, che pongono domande e cercano risposte.

I°Monologo: “QUELLE PAROLE…” ( in vernacolo)
Un barbone, in una notte fredda. Cerca di dormire, ma, il suo compagno gli si accosta sempre di più, allo scopo di riscaldarsi, sottraendogli spazio. L’unico modo per giungere al sonno è, allora, parlare, immergendosi in un ricordo comune.

II°Monologo: “LA COLPA” (in vernacolo)
Monologo brillante e grottesco. Il personaggio evidenzia tutte le sue nevrosi nella continua rivendicazione della propria specificità e, nell’attesa costante, di un nemico da poter odiare allo scopo di addossargli la Colpa.

III° Monologo: “TITO MANLIO IMPERIOSO” (in vernacolo)
Ottavio Curci è un sovrintendente di P.S.; è uno che crede nelle regole, fermamente, e agisce di conseguenza.
Il ricordo di Ottavio corre all’ Agosto di cinque anni prima….Un posto di blocco sulla Domiziana. Una macchina non si ferma all’alt, e Ottavio spara….

IV° Monologo: “DOMANI…” (in italiano)
Marco Inusitate è un oste. Ha una mescita di vino sulla strada principale della sua città. Ma, Marco, è anche il tenutario del bordello più rinomato della zona. E’ abituato a selezionare, egli stesso, le ragazze da avviare al “mestiere”. Marco pregusta il Domani. Fa caldo, è Agosto. L’uomo, al termine della giornata, completa il promemoria per il giorno dopo: annota la data, l’anno, e anche il luogo dal quale scrive…Marco attende il Domani, ma il Domani cosa sta preparando per Marco?





DOPO IL SEGNALE   [testo]

Atto unico per un solo personaggio e tre voci (ma adattabile anche per quattro personaggi).
Angela è una donna manager dura, decisa e che non ammette alcuna debolezza né per sé, né per gli altri. Una sera riceve una telefonata da parte di un veccio amico del quale aveva perso completamente le tracce. L’amico le comunica che non solo ha incontrato il padre di Angela ma che il vecchio gli ha chiesto di preannunciare alla figlia una sua telefonata nella quale vorrà chiederle “Perdono”. Angela accoglie la notizia con un misto di incredulità ed irritazione: suo padre è morto 5 anni prima….





ESERCIZI DEL GIORNO   [testo]

Due atti per 4 personaggi.
Su di una terrazza, alla fine dell’estate, in un luogo che è, presumibilmente, una Casa di riposo, due uomini e una donna di una certa età si intrattengono in una sorta di desiderato prolungamento del giorno che è appena iniziato raccontandosi, vicendevolmente, alcuni episodi della propria vita che oltre ad evidenziare delle nette differenze caratteriali fra di loro, pone sul tavolo delle conversazioni, e dei piccoli scontri che si verificano, anche un comune denominatore. C’è qualcosa, e lo si intuisce sin dall’inizio, che i tre non raccontano, qualcosa di molto doloroso e del quale ognuno, in fondo, finge (?) di non essere consapevole e che li accomuna.





GLORIA AL PADRE di Roberto Russo e Daniela Foglia    [testo]

Monologo, atto unico.
Maria è chiusa in quello che, apparentemente, sembra un bagno; attorno a lei ci sono tre porte chiuse e qualcuno bussa per entrare, ma la donna, pur dialogando con un’interlocutrice che non si vedrà mai, ha un’esigenza: dettare una lettera al proprio figlio, Umberto.
In questa missiva, intervallata da acide osservazioni nei confronti di colei che è dietro la porta, e che ha il compito di trascrivere la sua lettera, Maria fa una disamina della propria vita e dei propri rapporti con gli altri… Traspare il suo costante desiderio di compiacere gli altri, di annullarsi di fronte ai desideri altrui e, nel contempo, di immaginare una realtà del tutto diversa rispetto a ciò che, effettivamente, si verifica.
“Gloria al Padre”, scritto da Roberto Russo e da Daniela Foglia, è stato vincitore nel 2002 del Premio Napoli Drammaturgia in Festival II Edizione, per la sezione Monologhi.





Gulliver sulla riva   [testo]

Due atti per 6 personaggi.
A circa vent’anni dal suo ritorno nella casa di Redriff, il vecchio Lemuel Gulliver riprende il mare. Lo spinge una necessità impellente: trovare, finalmente, la propria casa e la propria dimensione. La figlia Betty, dopo la morte della madre, e dopo averlo relegato nella stalla a discorrere esclusivamente con gli animali, si è impossessata della casa di famiglia.
Gulliver approda a quella che, secondo i suoi calcoli, è Lilliput. Incontra, invece dei piccoli esseri alti sei pollici, due disgraziati: il pescatore Nicholas Barnes e sua figlia Kate….La sua seconda tappa è Brobdignac, quella che aveva descritto come la terra dei giganti. Ma anche qui una sorpresa lo attende: Brobdignac è abitata da esseri di statura normale che Gulliver, con gli occhi del sogno, occhi da bambino, trasfigurava in esseri giganteschi. Lemuel è cambiato, ferito dalla vita, ferito nei suoi affetti, vede ciò che realmente lo circonda.





IL BIVIO   [testo]

“Il bivio” è basato sulle giornate comprese fra il 28 settembre ed il 1° ottobre del ‘43 a Napoli; giorni che segnarono la rinascita della dignità di un popolo. Le Quattro giornate di Napoli rappresentano ancora oggi un terreno da esplorare e da comprendere fino in fondo, un vero “rinascimento” nel quale, forse per la prima volta nella sua storia, Napoli diventa “una”; non più, quindi, la Napoli popolare contrapposta alla Napoli degli strati borghesi o intellettuali (come avvenne nelle drammatiche vicende della Repubblica Napoletana del 1799), ma una Napoli “completa”, una Napoli finalmente “città”: medici, avvocati ma anche gente del popolo, scugnizzi, uniti da un unico intento: riscattarsi.
“....E arriva il giorno per ognuno di noi e per un intero popolo nel quale bisogna scegliere se continuare una vita da ciechi, da sordomuti, una vita di rospi ingoiati e di parole frenate o, al contrario, riscattare con un gesto generazioni di vigliaccherie, di indifferenze e di silenzi impauriti o complici. Quello è il bivio”.





LA COLPA (ovvero TONINO)    [recensione | testo]

Atto unico per 1 personaggio (ma adattabile anche a due personaggi), “La Colpa” è un monologo brillante ed amaro che vive sulla rabbia e sulla frustrazione di un “Sig. Qualunque” che ha atteso per una vita un evento o un’occasione che dessero un senso alla propria esistenza. Costretto nella quotidianità ad assumere un profilo basso e grigio, a subire le piccole e grandi prepotenze da parte del mondo, Tonino (è questo il nome comune di un uomo comune) esprime la propria grottesca aspirazione ad essere, una volta tanto, protagonista e non spettatore, di un evento epocale, di una sorta di Giudizio Universale, che abbia il valore di una catarsi e che possa riscattare anni ed anni di anonimato.





LA COSTRUZIONE (Il Caso De Barbieri)   [testo]

Il 28 Febbraio del 1884, la corte di Cassazione di Torino emette la sentenza 185 8134 su di un caso che sin dal suo instaurarsi in I grado, e poi in Appello, aveva suscitato non poco scalpore. Il fatto si può così riassumere: un anno prima Luigi De Barbieri e Antonio Marchese, due giovani omosessuali, erano stati processati e condannati per atti contro natura (segnatamente: sodomia) sulla base di una denuncia presentata da un cliente dell’albergo nel quale anche i due erano ospiti. La particolarità del fatto risiedeva nella circostanza che il denunciante aveva solo “sentito” e non “visto” ciò che era avvenuto nella camera di De Barbieri. Il processo, lungi dal riguardare il solo caso specifico, coinvolse lo stesso concetto di privacy e di libertà personale, risolvendosi in una vera condanna sociale di ogni forma d’amore non “produttiva” sia etero che omosessuale.





LE MANI APERTE   [recensione | testo]

“Le Mani Aperte” è un monologo in un atto e costituisce il viaggio all’inferno e ritorno attraverso i ricordi, o meglio, i fantasmi della memoria di Paolo Rocca.
L’inferno, per il protagonista, è una situazione permanente ed ha i connotati di una persistente negazione di sé e della propria omosessualità.
Ambientato a Napoli, all’inizio degli anni ’60, il lavoro inizia dalla fine e cioè dal ritorno di Paolo Rocca nella casa di famiglia, ormai deserta, che conserva intatte, per lui, tutte le presenze e le sensazioni che avevano condizionato la sua vita sin da bambino.
“Le Mani Aperte” è un monologo liberamente ispirato ad “Alexis” di Marguerite Yourcenar. Di questo famoso romanzo si è teso conservare il dolente senso di ricerca da parte del protagonista..





Mr. FRANK DAVANTI AL MARE   [recensione | testo]

Carl Liesermann è l’uomo che, per anni, ha lavorato per Frank Sinatra. Carl è stato il testimone di questo tragitto dall’inizio degli anni 50, fino agli albori degli anni 70 allorchè, dinanzi ad uno stravolgimento generazionale e di costume, colui che era stato il più famoso dei Dagos (in gergo, italoamericani da strada), il re del Rat Pack, il conquistatore di folle, dive, di squillo d’alto bordo, di presidenti USA, di padrini e di gangsters, si scopre invecchiato, sorpassato dal tempo e consapevole di essere diventato, suo malgrado, una leggenda, un monumento.





‘O SCHIAFFO   [testo]

“ ‘O Schiaffo” è un testo teatrale composto negli anni 30 da Vincenzo Vitale che, nascendo sulla scia di una famosa canzone napoletana, venne considerata “sceneggiata”. Si respirava nel testo di Vitale quella genuinità e quella velocità di battuta conservate ed ampliate nella nuova versione riscritta per il teatro Trianon di Napoli.
Riscritta interamente nel 2006, la vicenda, narra del contrastato amore fra Ngiulina e Vicenzino messo in pericolo dal cattivo don Raffaele. Ma sarà il padre ritrovato, Don Salvatore Aiello, a rendere possibile le aspirazioni dei due ragazzi.





PASSEGGERI    [testo]

Due atti per tre attrici e quattro attori.
In una sala d’attesa ferroviaria si incrociano i destini e le personalità di sette personaggi. Dalle minime storie, brillanti o drammatiche, si evidenzia quella umanità di tutti i giorni che non riempie le pagine dei giornali, ma che popola la quotidianità di ognuno di noi. E’ un’umanità alla continua ricerca, affamata d’amore, forse banale in molti suoi aspetti, ma che testimonia l’esigenza dell’unico vero “vizio” che tutti accomuna: la voglia di sognare e di sperare.





QUATTRO DI MAGGIO    [testo]

Monologo brillante per attrice.
Siamo a Napoli, all’inizio degli anni ’60. Titina, la capera, (capera era l’acconciatrice di capelli che girava per le case e sapeva tutto di tutti, mestiere che si è perso) è molto risentita con il suo Mito, il suo Santo preferito, San Gennaro, non solo perché non ha impedito, nonostante le sue preghiere, la tresca fra suo marito ed un’altra donna, ma anche perché, compiendo comunque il Miracolo, non ha fatto sentire la sua riprovazione alla città per il grave torto che, a causa di oscure manovre politiche, ha subito il secondo Padre putativo di Titina e, cioè, il Comandante Achille Lauro, destituito da coloro che la donna considera “infami”.
“ Quattro di Maggio ” nel 99 è stato finalista del Premio Studio 12 di Roma.





ROSSI RIFLESSI SULL’ACQUA   [testo]

Atto unico per 2 personaggi, attore ed attrice.
Ispirato al film “Frances”, “Rossi Riflessi”, attraverso la storia di Lilly Mariani è un excursus nell’Italia a cavallo fra le elezioni del 1948 e il 1984, anno della morte di Enrico Berlinguer.